Balene bianche

A maggio, alla fine di uno dei miei ultimi incontri nelle scuole, un ragazzino mi si è avvicinato e mi ha chiesto un consiglio. Forse pure lui aveva capito che la sua non era una domanda ‘tradizionale’, non da parte di un ragazzo della sua età almeno, perché ha aspettato che i suoi compagni uscissero prima di parlare.

Mi fa: “Ho appena finito di leggere tutti i libri di Harry Potter. Secondo te, ora è meglio che legga Il diario di Anna Frank o Moby Dick?”

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Moby Dick, di Daniele Gay

Confesso di essere rimasto piuttosto sorpreso da quella domanda.
Lui era un lettore, uno di quelli che legge per piacere e di sua spontanea volontà, e la cosa era stata chiara già durante la mia presentazione, però ammetto che quei due titoli mi hanno piuttosto impressionato perché, diciamocelo, non sono esattamente i titoli che ci aspetteremmo di trovare nel tempo libero di un ragazzo di 11/12 anni.

Poi però ho pensato che a quell’età pure io avevo voluto affrontare la balena bianca, e io odiavo leggere!
Avevo fatto una scommessa con mia madre e dovevo leggere tre romanzi per ‘vincere’ un criceto, e tra quei tre avevo scelto proprio il mattone di Melville.
Non lo finii. Arrivai a metà, con molto, moltissimo sforzo, e poi abbandonai.
Però era indubbio che quel romanzo mi affascinava, era una sorta di leggenda che chiamava.
Forse quel ragazzo, che a differenza mia leggeva già parecchio, poteva farcela…

Quest’estate, poi, è apparso online un articolo in cui un genitore ‘condannava’ la scelta di un insegnante di prima media di dar da leggere Moby Dick alla sua classe, per le vacanze.

Tra l’altro, il caso ha voluto che Moby Dick io sia riuscito a finirlo proprio quest’estate. Dopo quell’incontro. Prima di leggere quell’articolo.
Una traversata letteraria che per me è stata molto faticosa e che, lo ammetto, farei fatica a consigliare a un dodicenne.

Tutte queste cose messe insieme mi hanno dato da pensare.

Io non darei mai Moby Dick come lettura obbligatoria alle medie. Probabilmente non la darei come lettura obbligatoria in generale, a nessuna età.
Attenzione! Questo non significa che non sia possibile che un ragazzino riesca a finire, e anche ad apprezzare, il romanzo in questione, ma… siamo sinceri, in quanti potrebbero, realisticamente, riuscirci? A 11-12 anni? E cosa ne sarà di tutti gli altri? Di quelli che troveranno ulteriore conferma al fatto che la letteratura è noiosa, lunga, poco divertente?
Allo stesso tempo, se io ho un alunno particolarmente dotato, o comunque un gran lettore, che vuole tentare l’impresa, perché non lasciarlo fare? O perché non consigliarglielo noi stessi, quel titolo?

Sempre a proposito di liste di letture per le vacanze, online, nei mesi scorsi, ne è girata anche una particolarmente sconcertante perché consigliava, a ragazzi delle superiori, libri come After, o Wonder.
Anche qui mi trovo perfettamente in disaccordo.
Se nel precedente caso l’insegnante aveva riversato troppe speranze sui ragazzi, in questo caso si può notare una forte disperazione. È palese che, qui, il professore ha cercato dei titoli che fossero accattivanti per i suoi alunni, titoli che magari potessero pure essere letti per intero! Però in questo caso ci sono forti problemi di qualità (After) e problemi legati al target (Wonder è per ragazzini delle medie).

Ho scritto tutto questo non certo per dire la mia sulle liste di letture per le vacanze, sarei tremendamente fuori tempo.
Ho scritto tutte queste premesse per parlare di limiti. I nostri limiti. Di noi adulti in primis.

È un nostro limite credere che solo i classici possano essere valevoli. La narrativa di qualità esiste anche tra i romanzi contemporanei. E non sempre il classico potrebbe risultare vincente, anzi. E questo per tutta una serie di ragioni.
È un nostro limite non andare a cercare in libri più contemporanei il prodotto buono. Questo punto è indubbiamente collegato al primo. C’è il rischio di fossilizzarsi su dei testi che reputiamo valevoli a priori o su testi che abbiamo amato noi, senza andare a cercare qualcosa che sia di valore, ma nuovo.
È un  nostro limite credere che vada bene tutto pur di far leggere qualcuno. Io sono di quelli che pensano che per iniziare vada grossomodo bene tutto. Cioè, io ho iniziato coi Piccoli Brividi e il Ramses di Christian Jacq, non con Moby Dick. Però, pian piano, alla balena bianca ci sono arrivato. Solo che ci sono modi e luoghi pure nel dover assegnare le letture, assegnazioni che non dovrebbero mai essere dettate dal ‘vale tutto’, ma piuttosto da un pensiero ben dedicato. E, forse, se a scuola non mi avessero fatto leggere cose come Huckleberry Finn, ora non sarei qui.
È un nostro limite non capire che ogni persona ha esigenze e gusti e capacità diverse, e che quindi andrebbero consigliati diversamente. Non si può infatti pensare che a tutti debba per forza piacere la stessa cosa. Ci sono sensibilità diverse che dovrebbero essere incoraggiate, non scansate.
È un nostro limite sottovalutare chi ci sta di fronte, pensare che perché ha solo dodici anni non possa essere capace di.

Ma tutti questi limiti mi hanno portato a una domanda che, effettivamente, mi risulta inevitabile e cruciale: cos’è la letteratura per ragazzi?

La mia risposta è: non esiste nessuna letteratura per ragazzi.

Quello delle etichette è, appunto, un problema di etichette. Si tratta di una questione puramente commerciale e logistica. Commerciale perché un editore deve vendere un prodotto, logistico perché un libraio deve essere in grado di mettere un certo titolo in un certo reparto, in modo che per un possibile cliente sia più facile cercare il prodotto che desidera.

Con questo non voglio dire che non esistono titoli pensati per un pubblico più giovane o più adulto, a seconda dei casi, o più romantico o più avventuroso, a seconda di altri casi. Voglio invece dire che tutti possono leggere tutto, che un’etichetta deve, forse, inquadrare un libro ma NON un lettore.

Facendo una breve indagine su twitter ho scoperto che all’epoca delle scuole medie c’era chi non leggeva nulla, come me, chi leggeva Topolino, chi leggeva Il conte di Montecristo e chi leggeva Topolino E Lo Hobbit. Questo per dire che un lettore sceglie, o dovrebbe scegliere, in base alle sue preferenze e non a un numero scritto sullo scaffale di una libreria.

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Ho anche riscontrato, anche in prima persona, che effettivamente c’è stata una sorta di semplificazione della lettura, negli anni. Se una volta era più scontato riuscire a leggere e apprezzare titoli ‘importanti’ in giovane età, ora è più frequente trovare testi più semplici e lineari. Ma questa è una colpa da imputare ai ragazzi o al nostro modo di gestire le loro passioni? In pratica: quando io ho strabuzzato gli occhi una volta sentita la domanda di quel ragazzino, lo stavo facendo perché era lui ad essere effettivamente ‘diverso’ dai suoi compagni, o perché IO stavo sottovalutando il mio interlocutore?

In uno degli ultimi post ho parlato della questione legata a Macchine Mortali, dove appunto si accennava al cambio di target operato dall’editore. Una vera e propria semplificazione. Ma ci sono anche altri casi, non ultimo il fatto della lista di letture contenente After e Wonder.
La colpa non può essere data solo ai ragazzi. Noi li stiamo incoraggiando nel verso sbagliato, invece di porre delle sfide, noi gettiamo le armi.

Abbiamo la tendenza di classificare eccessivamente le cose. E di non liberarle più da quelle classificazioni. Etichettiamo come ‘semplici’ i libri per ragazzi senza sapere di cosa parlino realmente. Etichettiamo come difficili romanzi che spaventano noi, ma non un dodicenne.

In questi giorni sto rileggendo la saga di Queste Oscure Materie. Se la cercate la troverete nel reparto per ragazzi. Eppure è un libro maestoso e bellissimo e difficile che in molti dovrebbero leggere. Solo che la maggior parte degli adulti nemmeno entra nel reparto ragazzi.

A ottobre esce la nuova trasposizione cinematografica di It. Non potrebbe essere una lettura interessante per un ragazzo? È vero che ci sono delle scene scabrose, ma non si tratta di un grandissimo racconto di formazione?
Ma si trova nella sezione horror, e magari molti genitori nemmeno li fanno entrare, i loro figli, lì.

Mi sento poi di precisare un’altra cosa. Queste mie ciance portano indubbiamente alla conclusione: ognuno deve leggere quello che vuole. E in parte è proprio per questo che il blog, pur trattando di letteratura per ragazzi delle medie, ‘parte’ in verità dai libri per bambini di dieci anni, ossia leggermente sotto target. Perché ci sono indubbiamente dei ragazzi che hanno predisposizioni diverse, bisogni diversi. Così come ci sono libri dedicati principalmente a bambini di dieci anni che hanno tanto da insegnare pure dopo.
Però vorrei dire questo: se da un lato auspico un ritorno senza riserve alla lettura libera, credo pure che sia di estrema importanza riuscire a fornire a questi giovani lettori i mezzi per poter distinguere i diversi tipi di prodotti editoriali che trovano in una libreria o in una biblioteca, in modo che riescano a capire perché After e La Bussola d’Oro non sono sullo stesso livello.
Credo, in somma, che la scuola (ma anche, e in primis, i genitori, e le biblioteche, ecc.) abbia sì il compito di promuovere la lettura (e un giorno, forse, riuscirò anche a dirvi perché è importante, secondo me, che a leggere siano in molti), ma non deve dimenticarsi che deve pure istruire, deve cioè portare gli alunni al livello dei professori, non il contrario. Esistono libri bellissimi e leggibilissimi anche senza scadere troppo, e la lettura da spiaggia ci sta eccome (guai a chi volesse dedicarsi solo ed esclusivamente a cose complicatissime da accademici), però bisogna pur essere in grado di capire perché un testo potrebbe, oppure no, rientrare in tale categoria.

Tutto ciò per arrivare a una conclusione che è: su A Long Tail non mi porrò molti limiti. Non rimarrò ancorato a titoli che si trovano esclusivamente nello scaffale 11-13 delle librerie. A volte mi spingerò un po’ oltre. A volte molto oltre. A volte anche un poco indietro. Perché credo che la buona letteratura non abbia dei confini anagrafici.
Quello che davvero mi interessa sono le storie belle, che possano donare qualcosa. E che ovviamente possano essere apprezzate dai ragazzini della scuola media.
E, indubbiamente legato a ciò, a partire dalla settimana prossima partirà una rubrica chiamata #ATailOfTales, dove si consiglierà un racconto di un autore considerato ‘per adulti’, ma che potrebbe essere tranquillamente affrontato da un ragazzo. Così come nel prossimo futuro si affronteranno titoli che non ci aspetteremmo, forse, di vedere affrontati qui.
Perché certe barriere sono solo mentali.

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