#ATailOfTales: Virginia Woolf

Leggere Virginia Woolf a dodici anni.
Mi sembra quasi impossibile.

La prima volta che affrontai Virginia fu dopo la visione di The Hours, il film tratto dal romanzo di Michael Cunningham che valse un oscar a Nicole Kidman.
Stiamo parlando di almeno tredici anni fa, quindi io avevo circa diciott’anni.
Avevo adorato alla follia quella trasposizione e mi misi in testa di leggere La Signora Dalloway.
Si rivelò un’esperienza frustrante. Quella scrittura così densa, così descrittiva, in qualche modo, così poco parlata… dovetti abbandonarlo, ma ci rimasi malissimo. Avevo amato la Woolf che avevo conosciuto tramite la Kidman. Me l’ero sentita vicina. Ma non ero riuscito a riscontrare la stessa affinità mentre la stavo leggendo.
Poi scoprii il Diario di una scrittrice, mi si aprì un mondo, l’amore tornò, e ora credo che Mrs. Dalloway sia uno dei miei libri preferiti in assoluto.

Tutto questo per dire che no, probabilmente Virginia non è una lettura di quelle da consigliare a un ragazzino. E questo perché Virginia è una grande osservatrice e riesce a scrivere i pensieri e le sensazioni di un suo personaggio con una vividezza impressionante. Ma forse bisogna pure avere la giusta età per poter condividere, o comunque capire, almeno in parte, quei pensieri, altrimenti si rischia di non trovarci nulla se non uno sproloquio infinito.
Virginia è una scrittrice di persone. O almeno io la vedo così. Molto sottile. Tagliente. Anche spiritosa, certo, ma acuta. E forse a dodici anni non si è ‘acuti’ abbastanza per comprendere del tutto i propri sentimenti, figurarsi quelli degli altri!
Forse non lo si è mai…
Ma proprio per tutto quello che ho detto fino ad ora, Virginia può e deve essere una ‘cosa di tutti’, perché lei, appunto, parla delle persone. Non parla di situazioni, parla della gente. E la gente siamo noi.

Solo che un conto è leggere Woolf a vent’anni, un altro a dodici.
Fortunatamente per me, e per voi, Virginia c’è venuta incontro e tra i suoi scritti ce n’è almeno uno che potrebbe essere indirizzato proprio ai ragazzini. (Ce ne sarebbe pure un altro, a onor del vero, ma magari ci ritorneremo).

Siamo nel 1923. Virginia Woolf ha 41 anni e ha già pubblicato tre romanzi. Inizia insomma a essere conosciuta, sebbene i suoi titoli più famosi debbano ancora arrivare.
Julian e Quentin Bell, i figli dell’amata sorella Vanessa, hanno rispettivamente 15 e 13 anni e chiedono alla zia di scrivere un racconto da inserire nel giornalino di famiglia, The Charleston Bullettin (evidentemente si trattava di un vizio di famiglia, visto che anche Virginia, da giovane, aveva curato un giornalino domestico: l’Hyde Park Gate News). La loro aspettativa venne in parte delusa quando la scrittrice diede loro La vedova e il pappagallo. Julian e Quentin speravano in qualcosa di più divertente e ciarliero, mentre quello che ricevettero era una sorta di fiaba moraleggiante.

We had hoped vaguely for something as funny, as subversive, and as frivolous as Virginia’s conversation. Knowing this, she sent us an ‘improving’ story with a moral, based on the very worst Victorian examples.

Conclusione: la storia col tempo andò dimenticata e venne ripescata solo nel centenario della nascita di Virginia.

Woolf - Widow and Parrot - 001
Edizione di “The Widow and the Parrot” illustrata da Julian Bell, figlio di Quentin Bell, nipote di Virginia.

Se oggi vi metteste a cercare online La vedova e il pappagallo, trovereste molti commenti che la descrivono come ‘niente di che’, una storiella quasi inutile.
Ebbene, è indubbio che non si tratti della migliore produzione della Woolf, ma allo stesso tempo è un racconto interessante e capace di condurre il lettore a una Virginia diversa da quello che si è abituati pensare.

La storia racconta di una vedova molto povera che riceve la notizia di un’eredità lasciatole dal fratello appena morto. Lei si affaccenderà per poter andare a ritirare personalmente questa eredità, ma rimarrà spiacevolmente sorpresa nello scoprire, invece della bella somma di denaro promessa, una vecchia catapecchia con dentro un pappagallo chiacchierone.
Tutto sembra perduto, perfino gli ultimi risparmi, ma il lieto fine è dietro l’angolo e viene portato proprio dal becco del pennuto, che si rivelerà un ottimo ‘complice’ dell’anziana signora.

La struttura è quindi quella di una vera e propria fiaba con tanto di happy ending e insegnamento finale: tratta bene gli animali e ne riceverai qualcosa in cambio.
Ma non possiamo limitarci a questo.
Certo, Virginia amava gli animali. Ha addirittura scritto Flush, la biografia-romanzo del cane di Elizabeth Barrett Browning, e alcune sue foto coi cani sono piuttosto famose. Risulta quindi possibile che questo messaggio fosse effettivamente condiviso.
È però una limitazione volersi fermare a ciò.

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Virginia Woolf con Pinka

La vedova e il pappagallo è anche altre cose.
È innanzi tutto una sorta di presa in giro di un cliché, quello della storiella moralista che poteva andar di moda in epoca precedente. Ed è, soprattutto, una storia che racchiude momenti irriverenti e ironici, con una vedova poco docile ma sfortunata, che si rammarica di non avere l’abito giusto per il momento, che esulta della morte del fratello,

“Perdinci” disse Mrs. Cage, “Il vecchio Joseph se ne è andato finalmente!”

e che si rallegra per un incendio che, propizio, arriva a illuminarle la via.

“Dio benedetto abbi pietà di noi!” esclamò poi. “C’è una casa in fiamme – Signore ti ringrazio.”

Non si tratta, come dicevo, di uno dei capolavori firmati Woolf, ma potrebbe davvero essere la porta giusta per accedere al suo mondo, specialmente se si è molto giovani.
La fiaba è appunto leggibile anche per i ragazzi di prima media che, comunque, potranno trovarci alcuni tratti tipici dell’autrice inglese, sebbene in fasi che potrebbero risultare ancora acerbe.
Nel leggerla, tra l’altro, troverebbero pure dei riferimenti alla vita stessa dell’autrice, infatti la maggior parte del racconto si svolge a Rodmell, dove i Woolf avevano la casa ‘di campagna’: Monk’s House, tanto che Leonard viene pure citato nel testo:

… non ci sono cascine né case su quella riva del fiume fino ad Asheham House, sede attuale di Mr. Leonard Woolf.

Woolf - Widow and Parrot - Redbook 001
Manoscritto de “The Widow and the Parrot” con illustrazioni della stessa Virginia Woolf.

Ma allo stesso tempo, poi, si troverebbero dinanzi a una Virginia poco conosciuta.
In genere, infatti, se si parla con qualcuno di Virginia Woolf si tenderà a ricevere impressioni come: difficile, triste, suicida, ecc. C’è questa idea che Virginia fosse una donna, e quindi una scrittrice, sofferente, sempre sull’orlo del baratro. Ma non è così. Virginia era anche una persona piena di vita, estremamente ironica e intelligente, e ne La vedova e il pappagallo un po’ di questa sua ironia la si riesce appunto a percepire.
Mi chiedo quale dono potrebbe quindi essere entrare nel suo mondo, passando però per una porta apparentemente secondaria, con uno scritto che richiama le fiabe e le prese in giro, per poi ritrovarsi in mondi molto più complessi.
Come sarebbe far conoscere Virginia ai ragazzi, tralasciando delle idee sbagliate che ci si porta dietro da anni e passando per una visione più ‘facile’, felice e distesa. E credo sia importantissimo scardinare delle paura che possono nascere nei confronti dei mostri sacri, perché a volte è proprio questo che può frenare un lettore: la sacralità che aleggia attorno a una determinata figura.
Ma se si mostra che non è così? Che Virginia e altro?

La vedova e il pappagallo è un sentiero perfetto: una fiaba semplice per i più pigri, un racconto dai tratti spigolosi e divertiti per chi ha l’occhio più lungo.
E quale gioia poter dire: ho letto la Woolf a dodici anni senza rimanerne traumatizzato! Perché può anche essere un modo per dare fiducia a dei lettori in divenire.

 

La vedova e il pappagallo lo trovate in Oggetti Solidi, raccolta di tutti i arcconti curata da Liliana Rampello e pubblicata da Racconti Edizioni. Tra l’altro, la copertina di questo volume, illustrata da Franco Matticchio, deriva proprio dalla versione illustrata de La vedova e il pappagallo.

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Oggetti Solidi, di Virginia Woolf
a cura di Liliana Rampello
traduzione di Adriana Bottini e Francesca Duranti
468 pagine, 19,00 €, Racconti Edizioni

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