Padri, aspettative e discriminazione

Ho sempre amato gli X-Men. Fin da quando, ancora bambino, ho potuto vedere la serie animata, questi supereroi si sono rivelati i miei preferiti in assoluto.
Al di là del mio amore unidirezionale (sigh!), romantico e intenso per Tempesta, quello che mi piace degli X-Men è il fatto che, più di tutti, incarnino il concetto di diversità.

Gli X-Men sono l’altro per eccellenza. Sono diversi, e per questo gli umani ne hanno paura. Vogliono controllarli, li considerano abomini. C’è una fazione che lotta per l’integrazione e un’altra che vorrebbe isolarli.
Inoltre incarnano la diversità in molti modi.
C’è il diverso che però può passare per umano, come Jean Gray, per esempio. C’è il diverso mostruoso che, anche volendo, non riuscirebbe a camuffarsi abbastanza bene da poter passare inosservato, vedasi Bestia, o Nightcrawler. C’è il diverso tra le minoranze, come Tempesta, che sebbene possa passare per normale è una persona di colore, quindi già vittima di supprusi, ma inoltre spicca anche tra la sua gente, perché ha i capelli bianchi. C’è il diverso vittima anche della storia, come Magneto, che è stato rinchiuso in campo di concentramento. C’è il diverso à la Rogue, che quando diventa adolescente scopre di non poter toccare nessuno. C’è il diverso vittima di esperimenti: Wolverine.
Sono insomma i supereroi ideali per chi si sente escluso da qualcosa. Da qualsiasi cosa, per qualsiasi motivo. Sono i supereroi ideali per ogni minoranza esistente, non importa quando piccola essa sia.

Ma se ad un certo punto perfino gli X-Men diventano i ‘bulli’ della situazione?
Come si può fare? Come si può reagire? Come dobbiamo reagire?

Questa è essenzialmente una delle tematiche che più mi hanno interessato in X-Men: Legion, e che ritengo interessante per questo spazio.

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Legione, noto anche come David Charles Haller, è il figlio del Professor X, il primo e famosissimo leader degli X-Men. È un mutante che potrebbe aspirare all’onnipotenza, se non fosse per un piccolo problema: i suoi numerosissimi poteri sono suddivisi in più di duecento personalità che gli incasinano enormemente la stabilità psichica, tanto da causargli disturbi mentali.
Mi sembra superfluo dire che una persona dai grandissimi poteri che però soffre di disturbi mentali possa essere pure un enorme pericolo…

Ebbene, gli X-Men non amano molto David. Ha causato guai e vorrebbero fermarlo, frenarlo, isolarlo. Dicono di volerlo aiutare, ma in verità hanno paura, non riescono a fidarsi di lui, lo trattano malamente e sì, a volte il loro comportamento è molto simile a quello che hanno gli umani nei loro confronti. E questo è il primo aspetto interessante di questo ciclo di storie che vi sto presentando.

Anche le vittime possono essere carnefici. Anche chi è discriminato può discriminare.

A volte ci nascondiamo bene. Ci diciamo che vogliamo aiutare, che vorremmo fare così a fin di bene, per fare il meglio per noi e per gli altri… ma la verità potrebbe essere un’altra. Potrebbe essere che, semplicemente, siamo spaventati, confusi. Potrebbe perfino essere che siamo dalla parte del torto.
Questo non significa, per esempio, che Legione non abbia bisogno di aiuto, ma non tutti i modi sono giusti, non tutte le motivazioni sono disinteressate.

E quanto è facile discriminare qualcuno? Quanto è facile anche per uno che è discriminato a sua volta?
Il sessismo, la xenofobia, l’omofobia, ecc. a volte sono insidiose, si possono nascondere in azioni che non riusciamo a riconoscere come ‘cattive’, perché siamo abituati a pensarle come normali. Ma non è così. Bisogna saper essere estremamente sinceri con se stessi.

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C’è poi un altro grandissimo tema che mi ha molto colpito e che credo possa essere interessante per un ragazzo che sta lasciando l’infanzia per entrare nell’età adulta: le aspettative e il peso dei genitori.
Uno dei problemi di David è che suo padre è stato un grandissimo uomo. O almeno questo è quello che credono la maggior parte dei mutanti. Xavier ha dato ai mutanti una casa, uno scopo, una famiglia. Xavier ha lottato per la sua gente. Ha accolto e ha difeso. E ci si aspetta che David faccia altrettanto, che cammini seguendo quelle impronte tanto ingombranti.
Ci si dimentica però che se il Professor X è stato un buon padre per i mutanti, non lo è stato altrettanto per David. Ci si dimentica che David ha già i propri demoni da combattere, senza doverci aggiungere quelli degli altri. Ci si dimentica, soprattutto, che David non è Xavier, che i figli non sono i padri.

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Quest’ultimo punto è molto sottolineato, nel fumetto. Sia dalla storia che dai disegni. Legione è uno incasinato forte e che anche nello scontro sceglie una strada più ‘caotica’. Agisce più in solitaria e tesse trame nascoste, e poi genera il caos.
Anche le illustrazioni, appunto, richiamano questa visione. L’immobilità del Professor X, costretto sulla sedia a rotelle, contrasta con il continuo movimento, cerebrale e fisico, di David. David che si nasconde o che rincorre una delle sue personalità. David che distrugge, che altera la realtà. David che, al contrario del padre, ha dei capelli quasi alla Marge Simpson.

Se c’è una cosa che si incomincia a capire già dalle medie, questa è che noi siamo differenti dai nostri genitori. Lottiamo, addirittura, per essere diversi. Facciamo gli scontrosi, esprimiamo idee opposte anche se magari non ci crediamo fino in fondo. Lottiamo tra le nostre mille personalità che si sbranano tra loro per avere il predominio e andare così a costituire quello che sarà il vero me. E solo quando ci accetteremo così sarà possibile ritrovare la quiete. Perché poi, così come succede anche a Legione, si arriverà a capire che qualcosa della nostra famiglia l’abbiamo davvero dentro di noi (Legione, alla fin fine, combatte per la sua gente proprio come faceva il padre), pur rimanendo qualcosa di nuovo.

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X-Men: Legion è un ciclo riproposto da Panini in tre volumi, che pur non affrontando davvero l’argomento della crescita di un ragazzo, si ritrova in verità ad essere una metafora perfetta, una metafora per la proclamazione d’indipendenza della propria personalità, per la lotta a emergere come nuova creatura dopo quel periodo di pazzia e sconvolgimenti che è l’adolescenza.

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Piccola Nota Aggiuntiva

C’è un altro mini ciclo deli X-man che tratta in un bel modo l’adolescenza e il tipico senso del non sentirsi appartenente a un gruppo. Si tratta de Il peggior X-men di sempre. In Italia si trova all’interno di alcuni numeri de Gli Straordinari X-Men, mentre in inglese potete trovare un volumetto completo.
È interessante perché la storia inizia con un ragazzino figlio di mutanti che crede di non essere uno di loro. Poi scoprirà di averla, una mutazione, ma il suo potere è quello di esplodere, e quindi anche quella che poteva essere una gioia (essere un mutante con dei poteri) si rivela una cosa pessima.
Una storia breve ma che racconta come sia facile sentirsi eternamente inadeguati, come sia difficile trovare il proprio posto nel mondo.
Merita una lettura.

***

X-Men: Legion #1
Prodigo
di Simon Spurrier, Tang Eng Huat, Jorge Molina
Traduzione di Fabio Gamberini
200 pagine, 18,00 €, Panini Comics

X-Men: Legion #2
Esotico Invasivo
di Simon Spurrier, Tang Eng Huat, Paul Davidson, Khoi Pham
Traduzione di Fabio Gamberini
200 pagine, 18,00 €, Panini Comics

X-Men: Legion #3
Epitaffio
di Simon Spurrier, Tang Eng Huat, Khoi Pham
Traduzione di Fabio Gamberini
168 pagine, 16,00 €, Panini Comics

X-Men Worst X-Man Ever
di Max Bemis, Ruth Redmond, Clayton Cowles, Michael Walsh
112 pagine, 12,12 €, Marvel Enterprises
in italiano presente in Gli Straordinari X-Men #3Gli Straordinari X-Men #4Gli Straordinari X-Men #5Gli Straordinari X-Men #6Gli Straordinari X-Men #7

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