Intervista a Lorenza Ghinelli

Se c’è una cosa che apprezzo particolarmente dei libri che potremmo definire ‘per ragazzi’ di Lorenza Ghinelli, è sicuramente il fatto che tutti i personaggi hanno problemi. Potrebbe apparire come una cosa sciocca da dire, ma il fatte è che nella realtà è davvero così. Spesso siamo abituati a trovare protagonisti con problemi, magari qualche comprimario che ci si ritrova invischiato dentro, ma mai tutti quelli che incontriamo.
Però nessuno vive in una bolla di serenità eterna.
C’è, indubbiamente, chi sta meglio e chi sta peggio, ma tutti hanno le loro tristezze, le loro lotte, le loro paure, e a volte non è possibile dare un valore a queste paure, metterle in ordine di importanza, perché, semplicemente, sono problemi che affliggono qualcuno.

Questi problemi, però, grandi o piccoli che siano, aiutano i protagonisti a crescere. Sono indispensabili. È un tratto tipico della narrazione in generale e in particolar modo di quella per ragazzi, e è una caratteristica anche dell’ultimo romanzo della Ghinelli, Anche gli alberi bruciano. La differenza, forse, sta nel fatto che qui tutte le persone devono fare i conti con un problema, (spesso condiviso ma non necessariamente). E tutti ne usciranno cambiati, stravolti, sconvolti. C’è poi il fatto che, per tornare su questioni che mi stanno particolarmente a cuore, non ci sono risoluzioni edulcorate. Certo, il finale è indubbiamente positivo, ma lascia un certo amaro in bocca, come se ci fosse qualcosa di ingiusto che sta scavando sotto la superficie. Come se non tutto fosse davvero a posto. Ma il fatto è che purtroppo, o per fortuna, le nostre vite non sono ambientate in una favola Disney, bensì in una realtà che non consente il positivo assoluto, al massimo un buon compromesso.

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Volevo poi esprimere il mio entusiasmo per il titolo del libro.
Anche gli alberi bruciano.
È un titolo in parte interpretabile, perché potrebbe semplicemente voler dire che anche le cose belle finiscono. Una sorta di esclamazione che si potrebbe fare per sottolineare un’ovvietà: “Anche gli alberi bruciano! Perché quindi questa cosa dovrebbe andare diversamente?”
Ma potrebbe anche lasciare intendere che c’è qualcos’altro che brucia, da qualche parte, nel romanzo. Che c’è una cosa che arde, e che anche gli alberi finiranno col farlo. Ma cosa? Cos’è quest’altra cosa che brucia? Cosa può infiammarsi tanto da uscirne distrutto?
Bisognerà leggere il libro per scoprire cosa brucia e cosa no.

Anche gli alberi bruciano è un libro sulla crescita. Ma non solo della crescita di un ragazzi, ma pure dei suoi genitori, per esempio. È infatti un romanzo che si presta ad essere letto da più generazioni senza smettere di poter donare qualcosa, perché non si smette mai davvero di diventare grandi.

Ora lascio spazio alle risposte di Lorenza che ringrazio ancora una volta per l’incredibile gentilezza.
Buona lettura.

Buongiorno Lorenza e grazie mille per la disponibilità. Visti i tuoi ‘trascorsi’ letterari vorrei partire con una domanda che, lo so, è un po’ sciocca, perché a volte le storie succedono e basta, però io sono curioso e quindi… mi piacerebbe sapere cosa ti ha spinta ad affrontare un pubblico più giovane rispetto ai tuoi primi romanzi, e se hai notato delle differenze in fase di scrittura.
Buongiorno a te! Come hai detto benissimo tu, a volte le storie succedono e basta. Esiste ottima, mediocre e pessima letteratura, e a determinare questa differenza non è certo il target a cui si rivolge. Credo che le storie scritte con sincerità, mestiere e passione siano destinate a valicare i confini troppo rigidi delle scansie in cui vengono relegate. Anche gli alberi bruciano è il romanzo più trasversale che io abbia mai scritto, non è un romanzo destinato solo ai ragazzi, credo che la storia di Michele, il protagonista, possa parlare a diverse generazioni con grande schiettezza.

Lorenza_GhinelliCredi ci sia qualcuno al mondo che non ha problemi? Perché se c’è una cosa che questi tuoi due libri per ragazzi mostrano è che tutti hanno dei problemi. Tutti. Alcuni magari sono più ‘piccoli’ di altri, ma comunque grandi per chi li sta affrontando. È una rappresentazione voluta o i ‘problemi’ nascevano mano a mano che scrivevi dei personaggi in questione?
I problemi fanno parte del quotidiano di ciascuno, e non credo spetti a nessuno, tantomeno a me, dire se un problema è più o meno grande rispetto a un altro. Quello che mi interessa è la grande occasione che ogni problema porta con sé: mi riferisco alla possibilità di tirare fuori le nostre risorse per fronteggiare le difficoltà, in fondo il nostro carattere e le nostre peculiarità si rivelano a noi solo in momenti davvero decisivi. I periodi di crisi ci costringono ad abbandonare le maschere e a mostrare a noi stessi in primis il nostro vero volto. Il filo rosso che lega i miei romanzi si chiama senz’altro resilienza. Persino i traumi possono rivelarsi una grande occasione. Spetta in gran parte a noi volgerli a nostro vantaggio. Ed è quello che il protagonista di “Anche gli alberi bruciano” cerca di fare.

Una cosa che mi è particolarmente piaciuta di Anche gli alberi bruciano è che il protagonista parte pieno di ottimi propositi, di ideali potremmo dire, relativamente a suo nonno. Ma poi, alla fine, capisce che in verità hanno ragione i suoi, o che comunque non sempre si riesce a fare come si vorrebbe. Credi che voglia dire questo diventare adulti? Capire che non si può vivere solo di cose ideali? Che c’è sempre una mediazione tra l’idea astratta di una cosa e la sua controparte terrena?
Credo che diventare adulti, nell’accezione più alta di questa parola, significhi rendersi conto che esistono molte strade e non una sola per affrontare i problemi. Michele scopre che i suoi avevano molte ragioni, ma anche tanti torti. Su come gestire la malattia del nonno si sbagliavano tutti, e l’unica modo per trovare una strada opportuna è quello di dialogare senza arroccarsi sulle proprie posizioni. Sognare serve sempre, diventare adulti non dovrebbe comportare mai la rimozione del sogno e degli ideali, occorre però capire che per realizzarli occorre lottare, e che più importante del risultato è il percorso.

Mi è molto piaciuto il tuo modo schietto di raccontare la storia. Non ti fai scrupoli sulle parole da usare o sui fatti. Credi che ci sia un po’ il rischio di banalizzare troppo la realtà, nei libri per ragazzi? A volte ho come l’impressione che ci sia paura nel raccontare la verità, come se bisognasse proteggerli da qualcosa…
È un timore che molti adulti hanno, ma non colgono il punto. E il punto, a mio avviso, è che sono i tabù a distruggere le relazioni minandone la fiducia, e mai gli argomenti scomodi. I ragazzi chiedono di potere parlare di tutto, e se non ci rendiamo disponibili a un confronto aperto semplicemente li perderemo, perché andranno a cerarsi altrove le loro risposte, magari facendosi malissimo. Ho trovato molto più coraggio in tanta narrativa Young Adult che in quella considerata “per adulti”. In Italia c’è ancora molta reticenza a considerare la narrativa per ragazzi vera letteratura. È un problema tutto nostro, all’estero non è così. Nemmeno ci rendiamo conto che questo pensiero comune riduce i ragazzi. Certi pregiudizi rendono molti adulti i primi detrattori dei giovanissimi. A questi adulti consiglio vivamente di leggere i romanzi di Aidan Chambers, Patrick Ness, Marie-Aude Murail e tantissimi altri. Li aiuterebbe a capire meglio i ragazzi e a scalzare via molti pregiudizi velenosi.

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Sempre legato alla domanda sopra, spesso c’è quest’idea che i ragazzi siano creature perdute, scapestrati, ignoranti e chi più ne ha più ne metta. Tu che, presumo, li vedi per presentare i tuoi libri e a eventi come Mare di Libri, che pensiero ti sei fatta su di loro?
Penso che i ragazzi siano persone, e come tali diversi gli uni dagli altri. Generalizzare non è possibile. Generalizzare riduce la visuale, restringe il terreno di confronto. Ci riconosciamo forse tutti uguali sotto l’etichetta di “adulti”? Penso che tutti abbiamo bisogno di stimoli, e di porti sicuri in cui riposarci tra un’esperienza e l’altra. A noi adulti spetta il compito di essere referenti degni di fiducia, di saperci rendere all’occorrenza porto, e in altri casi dobbiamo saperci mettere da parte.

Credi sia importante leggere? E se sì, perché? Lo so, non è esattamente una domanda facile, ma ultimamente mi è capitato di riflettere sulle campagne pro-lettura fatte veramente male e il pensiero di alcuni che fa più o meno: “Perché non la smettiamo di far voler leggere tutti?”
Credi ci siano dei vantaggi, dei regali, che la lettura sa dare?
Leggere ci permette di sperimentare infiniti punti di vista. Credo sia lo strumento più efficace per contrastare xenofobia e pregiudizi di ogni tipo. Possiamo, attraverso la lettura, vivere infinite esistenze, e questo ci fortifica, ci insegna a rifuggire facili e inutili semplificazioni. Sviluppa l’empatia e il pensiero divergente. Credo che tutti dovremmo leggere, e tanto. Credo allo stesso tempo che forzare un ragazzo a leggere un libro che non ama possa essere deleterio. Meglio proporgliene altri, anche educare alla pluralità è importante.

Tu sei stata lettrice fin da piccola? Ti ricordi di qualche libro che hai letto da ragazza e che ti sentiresti di consigliare?
Ho sempre letto molto, e conosco molti ragazzi davvero giovanissimi che leggono molto più di quanto leggessi io alla loro età. A sedici anni amai follemente le poesie di Cesare Pavese, IT di Stephen King, Cime tempestose di Emily Brontë, e Frankenstein di Mary Shelley. Nessun adulto mi educò alla lettura, non ebbi la fortuna di incontrare scrittori Young Adult, ma avevo fame di stimoli e ho cercato da sola voci che sapessero parlarmi. I libri che ho citato furono importanti per me, ma ogni ragazzo deve trovare i suoi maestri, non spetta a me attribuirli. Da anni giro per le scuole parlando dei miei romanzi, e conosco tanti bravi colleghi che fanno lo stesso. Credo sia prezioso poter parlare di narrativa contemporanea insieme ai ragazzi, e non soltanto di classici. È importante che sappiano che possono scegliere tra tanti, tantissimi titoli. E che ci sono libri capaci di affrontare i problemi che stanno loro a cuore.

E concludo con una sorta di classico: credi scriverai ancora per adulti? E per ragazzi? Hai già progetti in cantiere?
Di progetti ne ho tanti, e tante storie mi abitano. Continuerò a scrivere romanzi che se ne infischiano del genere e dell’età, destinati a chi vorrà leggere storie sincere e un po’ folli.

Grazie davvero per la gentilezza e le risposte.
Grazie a te!

 

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