Grande

Cosa significa diventare grandi?
Quando ci si può considerare grandi?
Quando prendo la patente del motorino? La patente della macchina? Quando ho soldi da spendere? Quando sono libero di fare quello che voglio? Quando gli altri mi rispettano?

Strano come una domanda apparentemente così facile, richieda in verità una risposta piuttosto complicata. Pensateci un attimo. Voi cosa rispondereste?

Per nostra fortuna, Daniele Nicastro ha, tra le altre cose, cercato una risposta a questa domanda scrivendo un bellissimo libro intitolato, appunto, Grande.

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La storia inizia con una promessa infranta e ragazzo imbronciato, Luca. Lui e i suoi genitori sono in viaggio. Hanno lasciato Torino, la città in cui abitano, alle spalle e procedono in direzione Sicilia, loro luogo natale. Solo che Luca non vuole andarci, si sente fuori luogo, fuori contesto. Sebbene le sue origini siano meridionali, lui è indubbiamente un ragazzo del nord e non riesce a concepire una vita come quella dei suoi parenti, coi pranzi troppo lunghi e gli orari sballati e le voci troppo alte e il terzo grado sui parenti.
Poi però conosce un ragazzo di quelli fighi. Di quelli che sono già grandi perché sanno impennare e perché si fanno rispettare pure dagli adulti. Ecco allora che un’estate che pareva rovinata, si trasforma in una nuova avventura, eccitante e intensa. Solo che, senza rendersene conto, Luca non si sta avvicinando all’età adulta, ma alla mafia.

È un romanzo interessantissimo, quello di Nicastro. Con una scrittura estremamente scorrevole e capace di immedesimarsi con i ragazzi delle medie, l’autore crea una storia che riesce a mescolare un argomento complesso come quello della crescita, con un argomento ancora più complesso, che è quello della mafia. E lo fa senza spiegare concetti, rischiando così di diventare un qualcosa di didattico, e senza cadere nella retorica dell’esaltazione di figure celebri che hanno lottato per il bene. (Esaltazione che è giusto fare, ma che in una narrazione di questo tipo rischia sempre di non riuscire a coinvolgere a dovere i lettori). No. Daniele Nicastro sceglie di calare il suo protagonista proprio all’interno di un’organizzazione mafiosa, o aspirante tale. In questo modo, non solo riesce a mostrare la meschinità di certi comportamenti, ma mostra ai lettori quanto siamo ignoranti, quanto ci sia impossibile conoscere davvero qualcosa finché non ci troviamo immischiati dentro. Perché Luca lo dice più volte nel libro: “Io so cos’è la mafia. L’ho studiata a scuola.” Ma non è vero. O meglio, è vero che l’ha studiata e ne ha parlato, ma non è vero che sa cos’è. Non la conosce veramente. E infatti lui non capisce quello che sta succedendo. Non riconosce quello in cui si sta cacciando. Rimane abbagliato da una figura che sembra grande, ma che lo è solo fisicamente. La forza del suo nuovo amico non è la grandezza, ma la paura. E dove c’è paura, non ci possono essere relazioni vere.

E qui entra in gioco il concetto di famiglia, la famiglia naturale, vera, dei sentimenti, contro la famiglia del clan.
La famiglia ‘vera’ di Luca gli ha dato problemi. Ha fatto una promessa che non ha saputo mantenere, l’ha allontanato dai suoi amici, lo tratta come un bambino. La famiglia ‘nuova’ invece gli da incarichi, lo tratta con rispetto, gli fa provare cose che normalmente non potrebbe provare. Ma questa seconda famiglia che sembra migliore della prima non lo è affatto, perché non arriva in tuo aiuto nel momento del bisogno, non ti difende davvero, non ci tiene a te, tiene al potere e ai soldi che tu puoi portare loro, tiene a te come si può tenere a un oggetto che ti serve per raggiungere uno scopo. Chiede ma non da, se non beni materiali e, alla fine, inutili.

Grande è una storia di illusioni.
Gioca sull’apparenza delle cose per mostrarci che non è tutto oro quello che luccica. Anzi, spesso è solo vetro aiutato da un raggio di sole.
E l’illusione assume varie forme. L’illusione di ‘perdere’ qualcosa se non ci si attiene ai programmi iniziali. L’illusione che un posto diverso non possa accoglierci a dovere. L’illusione tipica della crescita, e cioè del cosa voglia dire diventare grandi. L’illusione della famiglia, che non è e non può essere un gruppo di cheerleader il cui unico compito è cantarci inni incoraggianti. L’illusione di sapere, quando in verità non si sa nulla. E quest’ultimo punto credo sia di estrema importanza in un momento storico come questo, dove, anche grazie ai social, siamo abituati a esprimere giudizi su tutto e tutti credendo di sapere… e invece non si sa nulla, finché non ci si ritrova dentro una determinata situazione.

Credo che Grande sia un libro da leggere anche, o forse soprattutto, nelle scuole, perché merita di essere discusso e sviscerato e condiviso. È affrontabile già per i ragazzi di prima media, perché Daniele ha una scrittura piacevolissima e mai pesante, pur non essendo mai banale, e questo gli permette di poter raggiungere un pubblico ampio e ricettivo.

Grande è un libro da leggere perché come tutti i bei libri sa donarti molto senza che tu te ne renda conto.

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